LIBERATORIO - Molfetta

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Tutti i Martedì - ore 19.30

Assemblea settimanale del LIBERATORIO, Via F. Campanella 50

6 luglio 2009 - ore 18.30

Per il 6 luglio non prendete altri impegni.
Il Liberatorio Politico, alla vigilia del 17° anniversario dell'omicidio Carnicella, incontrerà la cittadinanza alle ore 18.30 c/o la Sala "B.Finocchiaro" per parlare dei "FATTI E MISFATTI IN UNA CITTA' SENZA MEMORIA".
Una serata piccante da non perdere.

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sabato, 04 luglio 2009

1992-2009 Una cittĂ  senza memoria non ha futuro

http://www.liberatorio.it/img/fatti%20e%20misfatti.locandina.jpg

di Matteo d’Ingeo
l’Altramolfetta - Luglio 2009

Nell’agosto del 1992 per il trigesimo della morte di Gianni Carnicella, assassinato dal fucile a canne mozze di Cristoforo Brattoli, alcune associazioni, operatori del volontariato e movimenti politici firmarono un manifesto destinato a diventare un vero e proprio appello alla cittadinanza attiva.

Il testo del manifesto riportava queste parole:
“ … L'OMICIDIO DEL SINDACO CARNICELLA segna un livello, finora mai raggiunto, di degrado della convivenza civile nella nostra città. Di fronte a questo episodio il nostro primo atteggiamento è di sdegno e di dolore per la vita spezzata oltre che di piena solidarietà con chi più duramente da esso è stato colpito.
A ciò si unisce, forte, un lacerante bisogno di verità. Verità sull'accaduto ma soprattutto sul clima nel quale è maturato e sui meccanismi che lo hanno generato.
E' ormai innegabile che a Molfetta siano sempre più evidenti i segnali di una illegalità diffusa, dalla occupazione indebita di strade e piazze al racket delle estorsioni, dalle assunzioni clientelari, al mercato drogato delle abitazioni di nuova costruzione.
E' altrettanto innegabile che all'interno di vaste fasce di emarginazione e disgregazione sociale la delinquenza e la prevaricazione violenta diventano facile strumento per l'acquisizione di potere e ricchezza.
In questo clima, l'assassinio del Sindaco non è solo il gesto isolato di un folle: è il risvolto sanguinoso di una carriera affaristica cresciuta all'ombra di un sistema politico che usava e si lasciava usare: la collaborazione attiva alle campagne elettorali di noti esponenti politici locali e il monopolio detenuto da ben sette anni sugli appalti per l'organizzazione delle principali manifestazioni pubbliche sono dati di fatto che non si possono dimenticare.
Gianni Carnicella, che pure di quel sistema era parte integrante, ha forse pagato con la vita il tentativo coraggioso di invertire la tendenza. Oggi questo delitto rischia di bloccare il processo che era stato appena avviato. La paura potrebbe prendere il sopravvento.
Non dovrà essere così. Significherebbe consegnare la città e la vita di ognuno di noi al dominio dell'illegalità.
NON E' PIU' TEMPO DELL’INDIFFERENZA E DEL DISIMPEGNO NE' DI RASSEGNAZIONE. MOLFETTA DEVE REAGIRE…”.


Ma il primo appello era stato già pronunciato da don Tonino Bello nella sua omelia del 9 luglio 1992.
“… È il discorso sul malessere della città. Un malessere che, in modo spesso maldestro, vogliamo rimuovere dalla nostra coscienza e del quale facciamo fatica a prendere atto, forse perché troppo fieri del prestigio del nostro passato. Un malessere che si costruisce su impercettibili detriti di illegalità diffusa, sugli scarti umani relegati nelle periferie, sui frammenti di una sottocultura della prepotenza non sempre disorganica all’apparato ufficiale.
È il discorso sulla rete sommersa della piccola criminalità che germina all’ombra di un perbenismo di facciata. Sulle connivenze col mondo della droga che ormai non risparmia nessun gonfalone. Sui rigagnoli sporchi che inquinano le falde sane di una economia costruita dalla proverbiale laboriosità dei nostri antenati, i quali hanno onorato Molfetta in tutti gli angoli del mondo.
… Sì, questa è la vera tragedia: che chi ha sparato non è un mostro. Oh, come vorremmo che fosse un mostro, per poter scaricare unicamente sul parossismo della sua barbarie le responsabilità di questo assassinio! Ma chi ha sparato non è un mostro, e neppure un pazzo e forse neppure un criminale nel senso classico del termine. Non è un mostro. E’  un nostro!  Un nostro concittadino, che, come ultima miccia, ha dato fuoco alle polveri di cui, almeno un granello, ce lo portiamo tutti nell’anima… . Ecco perché a Gianni voglio chiedere perdono anch’io, vescovo di questa città, responsabile di una Chiesa forse un po’ troppo attardata in una pastorale di contenimento e di conservazione, che stenta a uscire dai perimetri rassicuranti delle sagrestie per compromettersi con gli ultimi, ritrovando audaci cadenze missionarie, ed è ancora ben lontana dall’essere «testimonianza viva di verità e di libertà, di giustizia e di pace, perché tutti gli uomini si aprano alla speranza di un mondo nuovo»


A distanza di diciassette anni le parole di don Tonino e l’appello dei movimenti sono purtroppo ancora attuali, lo scenario sociale degradato di quegli anni è ancora vivo e il degrado morale della città è peggiorato. Le responsabilità sono diffuse ma in primo luogo c’è stata e c’è una classe politica dirigente che non ha saputo cogliere alcun insegnamento dal quel gesto estremo che vedeva da una parte l’affermazione di una cultura arrogante e dall’altra il tentativo coraggioso e solitario di un uomo che cominciava a dare segni di inversione di marcia a quel mondo politico che usava e si lasciava usare dalle facili connivenze con il malaffare.

Il 6 luglio c.a. alle 18.30, presso la “sala B. Finocchiaro”, il Liberatorio Politico incontrerà la cittadinanza per riflettere insieme sui fatti e misfatti accaduti in questi 17 anni e per affermare la necessità che la nostra comunità non può perdere la memoria di quel grave gesto avvenuto il 7 luglio 1992.

venerdì, 03 luglio 2009

In Prefettura si illustrano gli esiti della bonifica del Porto di Molfetta da ordigni a caricamento speciale

http://www.molfettalive.it/imgnews/Molfetta%202(2).jpg


da MolfettaLive.it (www.molfettalive.it/…)

Questa mattina in Prefettura saranno illustrate le operazioni di bonifica sistematica del Porto di Molfetta da ordigni a caricamento speciale (al fosforo bianco), conclusesi nelle scorse settimane.

Tali attività si inseriscono nell’ambito “dell’Accordo di programma per la definizione del piano di risanamento delle aree portuali del basso Adriatico” sottoscritto il 19 Novembre 2007 tra il Ministero dell’Ambiente, la Regione Puglia, soggetto responsabile del predetto Accordo, l’Arpa Puglia, nonché l’ICRAM (Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare).

L’obiettivo principale del piano è, in particolare, l’individuazione e la bonifica dei residuati bellici presenti sui fondali delle aree portuali e costiere dell’Adriatico pugliese nel tratto compreso tra il Faro di Vieste e Capo d’Otranto.

A condurre le operazione è stato l’11° Reggimento genio guastatori, reparto dipendente dalla Brigata Pinerolo Comandata dal Generale di Brigata Roberto D’Alessandro, che neutralizzato e distrutto una serie di residuati bellici a caricamento speciale rinvenuti dal “Nucleo SDAI” (Sminamento e Difesa anti mezzi Insidiosi) della Marina Militare di Taranto durante le operazioni di bonifica del Basso Adriatico.

L’attività ha previsto, oltre che il lavoro degli specialisti EOD (EXPLOSIVE ORDINANCE DISPOSAL), per la neutralizzazione delle bombe, un complesso coordinamento tra l’Esercito, il Nucleo SDAI della Marina Militare e le Istituzioni territoriali (Prefettura, Regione, Provincia, Comuni, Carabinieri, Vigili del fuoco, Polizia Municipale, Polizia di Stato, Protezione civile, Croce Rossa) coordinate dalla Prefettura di Bari.

L’intervento di neutralizzazione e distruzione degli ordigni, dopo le necessarie valutazioni e le complesse attività di coordinamento avviate dal mese di Ottobre 2008, precedute da ricognizioni, identificazione e catalogazione svolte in data 21 gennaio 2009 presso il MOLO SALVUCCI in Molfetta da parte di personale EOD dell’ 11° Reggimento genio guastatori congiuntamente con lo SDAI della Marina Militare, è stato effettuato dal giorno 19 maggio 2009 al 28 Maggio 2009.

Tale attività si è suddivisa in più fasi. Una prima fase relativa al recupero in mare degli ordigni da parte dello SDAI, una seconda relativa all’attività di spiaggiamento degli stessi a cura del Nucleo SDAI della Marina Militare e dei Nuclei EOD dell’11° Reggimento Genio Guastatori.

A partire da quest’ultima fase la responsabilità della messa in sicurezza, trasporto e distruzione degli ordigni in cave idonee è diventata esclusiva dei Nuclei EOD dell’11°Reggimento genio guastatori. Le cave utilizzate per la distruzione degli ordigni sono state quelle in località “PISCINELLE” in agro di Bisceglie, limitatamente all’attività del giorno 19 maggio 2009, e quella della Ditta “LEONE” tra Corato e Ruvo di Puglia, per le attività degli altri giorni. Le aree per la distruzione degli ordigni sono state scelte rispettando rigidi canoni di sicurezza.

La complessa e minuziosa organizzazione ed esecuzione di tutte le attività è stata possibile grazie alla completa sinergia tra tutte le Istituzioni dello Stato tra le quali l’Esercito Italiano si pone come strumento di risposta immediata per la sicurezza e la tutela della collettività.

All’incontro, alla presenza del Prefetto Schilardi, interverranno il Sindaco di Molfetta sen. avv. Azzollini, il prof. Assennato Direttore Generale dell’ARPA Puglia, il Questore, i Comandanti Provinciali dei C.C., della Guardia di Finanza e del Corpo Forestale dello Stato, i Comandanti delle Capitanerie di Porto di Bari e Molfetta, del Nucleo S.D.A.I. della Marina Militare e dell’11° Reggimento Genio Guastatori di Foggia, il Comandante Provinciale dei VV.F., nonché i rappresentanti delle Amministrazioni ed Enti coinvolti nelle operazioni.

 

postato da: ReNero75 alle ore 11:15 | link | commenti
categorie: porto, esplosivi, armi chimiche, molfettalive, iprite
giovedì, 02 luglio 2009

In tribunale la vicenda delle palazzine Fontana

«Materiale non idoneo e riduzione dolosa dei copri ferro»: l’accusa del Pm Savasta ai due imputati, Giuseppe Calò e Leonardo De Gennaro

http://www.molfettalive.it/imgnews/02(20)(2).jpg

di Lorenzo Pisani (www.molfettalive.it/…)

Edifici costruiti con tecnologia sperimentale antisismica abbattuti pochi anni dopo la loro realizzazione: il caso delle palazzine in via Prolungamento Aldo Fontana non mancò dieci anni fa di far discutere. 


E ancora oggi, quando manca poco alla consegna dei nuovi stabili, le polemiche non mancano, gli interrogativi restano.

Adesso degli aspetti penali della vicenda si occuperà il Tribunale di Trani: a seguito dell’udienza preliminare dello scorso 15 giugno il Gup Schiralli ha rinviato a giudizio in due: Giuseppe Calò, titolare dell’impresa Ital.Co. e Leonardo De Gennaro, direttore dei lavori e incaricato del rilascio di collaudo finale.

Secondo il Pubblico Ministero dott. Antonio Savasta, i due, in concorso tra loro, avrebbero causato «dissesti statici di notevole entità causati dalla profonda ossidazione dei ferri strutturali delle solette dei balconi e dei solai intermedi e di copertura con corrosione delle strutture metalliche e conseguente disgregazione delle parti». La causa dei danni che spinsero i tecnici a disporre l’abbattimento sarebbe da ricercare secondo la Procura nell’impiego «di materiale inidoneo a creare calcestruzzo di buona qualità, oltre alla riduzione dolosa di spessori copri ferro al di sotto dei valori prescritti dalla legge senza procedere neppure al collaudo dei materiali».

La prima udienza del processo si terrà nella sezione staccata del Tribunale a Molfetta il 22 settembre. Ad oggi solo cinque famiglie sulle cinquanta coinvolte hanno deciso di costituirsi parte civile; saranno rappresentate dall’avv. Marcello Magarelli. L’imputato Calò sarà difeso dall’avv. Bepi Maralfa.

Cinque sono le palazzine protagoniste involontarie di questa storia, costruite anche grazie al contributo destinato dal Ministero dei Lavori Pubblici all’edilizia sperimentale (circa un miliardo e mezzo per l’utilizzo di tecnologia antisismica). Nel 1999 comincia il calvario: in uno degli edifici, il n° 13, cominciano ad avvertirsi le prime crepe e fessurazioni. E cominciano le perizie tecniche, di cui la vicenda è particolarmente ricca.

Duilio Maglio (l’accertamento tecnico preventivo che per primo dà una stima dei danni), l’ing. Di Paola del Politecnico, il collega prof. Mezzina. Tra le ipotesi della corrosione, il possibile utilizzo di acqua salmastra nell’impasto del cemento.

Nel frattempo l’Ital.Co. dichiara fallimento e prende corpo la causa civile. Imputati gli stessi Calò e De Gennaro, la curatela fallimentare e le altre aziende che hanno collaborato alla realizzazione degli edifici.

A dieci anni dai primi segnali di cedimento, dopo lo sgombro e la successiva ricostruzione, le cinquanta famiglie – ospitate nel frattempo in alloggi comunali o privati con contributi comunali - potranno tornare nelle loro abitazioni. Non senza aver versato un’ulteriore somma che è andata a integrare il contributo versato dallo Stato. Contributo sul quale in questi anni in più di un’occasione il coordinatore del Liberatorio Politico Matteo d’Ingeo ha avanzato dubbi: dieci in tutto, compresi anche quegli sugli altri aspetti della storia. Dieci domande che al momento non hanno avuto risposta.


COLLEGAMENTI


• Fatta la legge, trovata la calamità

• A Molfetta tutto finisce a… “tarallucci e vino” con “bolla” Vescovile
mercoledì, 01 luglio 2009

“Amato + 5”, ascoltati altri due testimoni

Nell’udienza di mercoledì sono stati chiamati a deporre Francesco Pappagallo e Michele Palmiotto

http://www.notiziarioitaliano.it/risorse/image/VENETO/multe.jpg

da MolfettaLive.it (www.molfettalive.it/…)

Continua presso il Tribunale di Trani il processo “Amato + 5”, procedimento in cui gli imputati Pino Amato, Pasquale Mezzina, Vincenzo de Michele, Girolamo Scardigno, Gaetano Brattoli, Vito Pazienza e Giovanna Anna Guido sono chiamati a difendersi dall’accusa di concussione, voto di scambio, abuso d’ufficio e falso ideologico, a vario titolo.

Nel procedimento si sono costituiti parte civile Matteo d’Ingeo, rappresentato dall’avv. Bartolo Morgese e il Comune di Molfetta per mezzo dell’avv. Maurizio Masellis.

Nell’udienza di mercoledì sono stati chiamati a deporre Francesco Pappagallo e Michele Palmiotto. Amato e Mezzina erano presenti in aula.

Il primo teste è stato ascoltato in merito ad una telefonata intercettata dalla Digos avvenuta sull’utenza telefonica dell’Associazione Molfettesi nel Mondo in data 31 gennaio 2005. Nel colloquio intercorso tra l’allora presidente dell’associazione Annese e Amato, all’epoca dei fatti assessore all’Annona, s’inserisce poi un individuo chiamato Franco.

Pappagallo, in quel periodo vice di Annese e attualmente presidente della stessa associazione, ha negato più volte di essere quell’interlocutore. Nella conversazione intercettata si faceva riferimento ad un possibile ingaggio di guardie giurate per la vigilanza del Mercato Ittico all’ingrosso, di cui Pappagallo presiedeva il consorzio già nel 2005, oltre a far parte dei concessionari. Nonostante i suoi ripetuti cenni di assenso col capo durante la lettura del Pm della conversazione captata, il teste ha decisamente negato di aver mai avuto quella conversazione telefonica, riferendo invece che tale richiesta d’assunzione gli fu comunque rivolta da Amato, ma durante un incontro casuale per strada.

A domande precise di Maralfa il testimone ha in ogni modo ammesso di conoscere tutti i soggetti citati nella conversazione. Resta da capire perché lo stesso Pappagallo, ascoltato a riguardo nel 2006, non negò agli agenti della Digos che gli contestarono la telefonata di aver mai avuto tale colloquio.

Michele Palmiotto, titolare di un’impresa edile con precedenti penali legati al contrabbando e alla violazione del possesso di armi, ha ammesso di aver conosciuto Amato nel periodo in cui l’imputato era presidente dell’Istituto Vittorio Emanuele II di Giovinazzo. Il loro rapporto d’amicizia è stato evidenziato anche da una telefonata intercettata in cui l’ex assessore dava appuntamento al teste presso gli uffici comunali.

Palmiotto è stato sentito in merito al pagamento di due contravvenzioni. Nella deposizione ha riferito di aver ottenuto il dimezzamento di uno dei due verbali, senza però ricordare se a questo era seguita la mancata decurtazione di punti. L’altra ammenda fu invece pagata interamente.

Il secondo testimone ha poi negato di conoscere l’allora Comandante di Polizia Municipale Vincenzo Zaza, condannato nello stesso processo in corso (nel quale ha chiesto il patteggiamento) a tre anni di reclusione, pena non scontata in virtù dell’indulto.

Non sono mancate schermaglie tra il Pubblico Ministero e il difensore di Amato, l’avv. Di Terlizzi, sugli argomenti al centro della deposizione.

Si tornerà in aula il 30 settembre. A testimoniare saranno alcuni agenti di Polizia Municipale inizialmente indagati per i quali il Pubblico Ministero Giuseppe Maralfa aveva poi chiesto l’archiviazione. Un altro teste sarà invece accompagnato coattivamente in aula dai Carabinieri, dopo che l’invito a comparire del Pm è stato disatteso.

 



"Multopoli": in aula il 30 settembre


da
ilFatto.net
(www.ilfatto.net/…)

Riprenderà il 30 settembre, presso il Tribunale di Trani, il processo a carico dell'ex assessore alla polizia municipale Pino Amato e delle altre persone coinvolte in quella che è stata definita la "multopoli" molfettese. Ieri dinanzi ai giudici sono comparsi solo due dei nove testimoni convocati.

I testi sono stati ascoltati dal pubblico ministero che si occupa dell'inchiesta, il dottor Giuseppe Maralfa e dagli avvocati di parte civile Maurizio Masellis per il comune di Molfetta e Bartolomeo Morgese per conto di Matteo d'Ingeo.

Nel corso dell'udienza sono state nuovamente portate in scena alcune intercettazioni telefoniche e si è parlato dell'interessamento di Amato affinchè venisse stipulato un contratto per la presenza di una guardia giurata all'interno del mercato ittico all'ingrosso.

Poi è stato ascoltato un imprenditore edile di Giovinazzo che ha riferito su alcune multe elevate nei suoi confronti dalla Polizia Municipale di Molfetta e che, contrariamente a quanto previsto dal Codice della Strada, non hanno portato alla decurtazione di punti dalla sua patente.

Come detto si riprenderà il 30 settembre: in aula dovrebbero comparire oltre ai 7 testi non presenti ieri ulteriori 4 testimoni. La fine del dibattimento comunque non sembra vicina: la pubblica accusa deve ascoltare ancora 18 testimoni, mentre sono 40 i testi che dovranno essere ascoltati dalle difese.


COLLEGAMENTI

• Per i rinviati a giudizio, il giudizio è rinviato a settembre
martedì, 30 giugno 2009

Lascia o raddoppia

 http://www.liberatorio.it/img/29062009_Scomparsa_dei_frigoriferi_Gavetone.jpg http://www.liberatorio.it/IMG/29062009_Zoom_frigorifero_Prima_Cala.jpg http://www.liberatorio.it/IMG/29062009_Stazione_refrigerante_Prima_Cala_CUT.jpg http://www.liberatorio.it/img/11092008_Attenzione_DIVIETO_DI_CAMPEGGIO.jpg

I rifiuti ingombranti del Gavetone (di cui ci siamo già occupati a partire dal 17 giugno scorso), quelli che il presidente ASM forse chiamerebbe “frigoriferi ben allineati con funzioni sociali”, sono stati spostati. Mani ignote, non certo quelle degli operatori dell’ASM, hanno liberato quella spiaggia dai frigoriferi e li hanno trasferiti alla prima cala.
Così un’altra “postazione refrigerante” è nata all’ombra delle tamerici e di una tenda da sole, dove uomini stanchi e indultati dal signore, così accampati, riposano tra una birra e l’altra. Ma loro hanno uno scopo sociale: dare sollievo ai bagnanti vendendo un po’ di tutto anche se non riusciamo a immaginare con quale tipo di licenza.
Comunque segnaliamo ancora una volta al presidente Nappi questa nuova materializzazione sperando che nel frattempo abbia avuto il tempo di consultare il manuale del bravo operatore ecologico.



http://www.liberatorio.it/img/28062009_Frutta_La_Cerasella_raddoppia.jpg  http://www.liberatorio.it/img/28062009_Frutta_angolo_vico_XII_MadMartiri.jpg

Abbiamo un paio di aggiornamenti peggiorativi nell’ambito dei venditori "ambulanti a posto fisso". La postazione de “la Cerasella”, quella nei pressi del parco di Ponente, raddoppia.
Nel marciapiede opposto, a pochi metri di distanza, raddoppia anche un’altra postazione. E con essa l’indecenza.
lunedì, 29 giugno 2009

Passaparola - Oblio di Stato


Sommario della puntata:
Bavaglio bis
Questa rompic...o di Internet
Notizie in prescrizione
Oblio, ma solo per il Parlamento

Testo:
"Buongiorno a tutti, tenetevi forte perché devo darvi un paio di notizie piuttosto interessanti, la prima non è granché bella, la seconda è molto meglio.
Partiamo dalla brutta, è sempre meglio levarsi il dente, ma è brutta nel senso che è una minaccia, non nel senso che sia già operativo ciò che vi sto raccontando. C’è una proposta di legge che vaga alla Camera dei Deputati, credo sia appena approvata alla Commissione Giustizia della Camera, intitolata “nuove disposizioni per la tutela del diritto all’oblio su Internet in favore delle persone già sottoposte a indagini o imputate in un processo penale” è stata presentata da una Onorevole leghista Carolina Lussana, moglie di un deputato forzista che, guarda caso, è riconoscibile in queste definizioni, persone già sottoposte a indagini in processi penali, lui si chiama Galati, sta in Calabria, lei invece è una padana dura e pura o forse lo era, adesso è diventata dura e pura ma un po’ diversa da come eravamo abituati a conoscere i leghisti, quelli che nel 1992 urlavano via i ladri, via gli inquisiti etc., poi molti di loro furono inquisiti, non la Lussana peraltro, la quale però si preoccupa per quelli che invece lo sono, inquisiti è quelli che sono stati condannati e nel suo partito ce ne sono parecchi, è un partito che ha come segretario un pregiudicato per istigazione a delinquere, finanziamento illecito come Bossi o addirittura per resistenza a pubblico ufficiale come Maroni o addirittura per incendio come Borghezio, per non parlare di molti altri.

Bavaglio bis

Questa Lussana ha presentato il 20 maggio, quindi un mese e qualcosa in più fa una proposta di legge che è un ulteriore bavaglio in aggiunta al bavaglio che stanno preparando con la Legge Alfano che è in discussione alla Commissione giustizia del Senato invece, dopo essere già stata licenziata e approvata dalla Camera, quell’Alfano riguarda le intercettazioni e la possibilità di pubblicare notizie su indagini in corso e vieta naturalmente la pubblicazione degli atti, delle indagini in corso, ma anche delle intercettazioni, pena la galera per i giornalisti e una multa di oltre mezzo milione per ogni articolo per gli editori e vieta ai magistrati di fatto di fare le intercettazioni e di questo ci siamo occupati qualche settimana fa, adesso bisogna prepararsi perché la Legge Bavaglio sta per essere approvata anche dal Senato e se sarà approvata dal Senato senza modifiche rispetto al testo passato alla Camera, entrerà in vigore, a meno che Napolitano non si desti e non decida finalmente di rimandare indietro qualcosa, questa per esempio potrebbe essere una buona occasione… e questa dunque sta per arrivare, ma lo sappiamo, l’8 luglio al Circolo Alpheus a Roma Ostiense, la sera dalle 21 in avanti organizziamo con il nostro nuovo giornale - il Fatto quotidiano -, una notte bianca contro il bavaglio a cui parteciperanno giornalisti, magistrati, artisti, comici, Avvocati e spiegheremo e leggeremo molti di quegli atti che ci vogliono impedire di legge e faremo ascoltare anche alcune intercettazioni in originale, ci sarà da divertirsi, Alpheus 8 luglio dalle 21 a Roma Ostiense, comunque seguite sul blog voglio scendere e sul blog antefatto tutte le informazioni che vi daremo in questi giorni.
Il bavaglio bis è quello che invece è firmato dalla leghista Lussana e non riguarda le indagini in corso, riguarda le indagini e i processi che sono già fatti, certo perché bisogna pensare a tutto, con una legge ci vietano di raccontare quello che stanno scoprendo adesso i magistrati, tipo per esempio Puttanopoli, non potremo sapere niente di Puttanopoli, state attenti, se fosse già passata questa legge, invece quella della Lussana completa il quadro, ripulisce gli angoli della stalla, vieta anche di pubblicare notizie su indagini già chiuse, su condanne già emesse, su patteggiamenti già concordati, sia che le indagini e i processi si siano chiusi con il proscioglimento, con la prescrizione, sia che si siano conclusi con la condanna o con il patteggiamento, dopo un certo numero di anni, cosa fatta, capo A, nessuno può più scrivere nulla e chi si è visto si è visto, questa simpatica signora lo chiama il diritto all’oblio, anche perché il garante della privacy già più volte ha riconosciuto il diritto all’oblio e forse trattandosi di privati cittadini potrebbe essere accettabile che un cittadino, dopo qualche anno, se resta un privato cittadino, ha diritto all’oblio, ho i miei dubbi che questo diritto possa esserci, è vero che la gente cambia, ma è anche vero che certi vizietti magari uno non se li leva mai, uno che ha avuto una condanna per pedofilia e sono passati alcuni anni, ha il diritto a che non si sappia che lui ha avuto una condanna per pedofilia?
Non so, penso che abbiamo il diritto di saperlo sempre che questo signore ha avuto una condanna per pedofilia, perché speriamo che sia cambiato ma non si sa mai, ma questo riguarda i privati cittadini, qui invece il problema e lo si capisce bene dal testo della Signora Lussana anche se con alcune furbate cerca di far capire che invece con i personaggi pubblici ciò non vale, in realtà questa legge potrebbe andare a impedire o a dare noia ai siti Internet che vogliono occuparsi, tanto uno a caso, quello da cui stiamo trasmettendo, quello di Beppe Grillo oppure i nostri, quelli di chi si occupa appassionatamente di queste cose, di condanne, processi a carico di uomini politici, di uomini della pubblica Amministrazione, di imprenditori, di finanzieri, banchieri, di persone che hanno un ruolo pubblico e non privato e che quindi hanno delle responsabilità di fronte ai cittadini.
Comunque per evitare equivoci leggo, questa è la relazione che accompagna la proposta di legge 2455 della Signora Lussana “Onorevoli colleghi la presente proposta di legge è finalizzata a riconoscere ai cittadini, già sottoposti al processo penale, il cosiddetto diritto all’oblio, su Internet cioè la garanzia che decorso un certo lasso temporale le informazioni, immagini e i dati riguardanti i propri trascorsi giudiziari, non siano più direttamente attingibili da chiunque. Prima della nascita di Internet – qui si improvvisa storica – l’eco delle vicende giudiziarie di una persona imputata in un processo penale, finiva per esaurirsi in tempi accettabili - già, la gente si dimenticava, siamo il paese degli smemorati, siamo il paese dove i giornali invece di ricordare chi sono gli inquisiti che tornano etc., etc., stanno zitti, siamo il paese dove Dall'Urti viene intervistato come bibliofilo anziché come pregiudicato per false fatture, frode fiscale e condannato in primo grado per mafia, quindi quando non c’era Internet, era meraviglioso, bastava controllare la carta stampata o affidarsi alla smemoratezza della carta stampata, televisione sempre stata nelle mani dei partiti.

Questa rompic...o di Internet

Adesso c’è questo rompicazzo di Internet, questo sostiene anche senza scriverlo la povera Lussana e dice: "oggi invece qualsiasi fatto può essere destinato a restare perennemente in rete", questa è una tragedia veramente drammatica, la gente non riesce più a dimenticare, non si riesce più a far dimenticare le cose alla gente a causa di questo maledetto Internet.
"Oggi qualsiasi fatto può essere destinato a restare perennemente in rete, prima di una cancellazione o di una modifica da parte dei gestori del sito web, spesso anche a distanza di anni da una sentenza penale, molte informazione presenti su pagine Internet mai aggiornate o rimosse, continuano a proiettare un’immagine cristallizzata di una determinata vicenda giudiziaria, senza riflettere il più delle volte l’attuale modo di essere del soggetto coinvolto, il quale può avere saldato definitivamente il suo conto con la giustizia e essere completamente risocializzato, altre volte invece dati e immagini sono suscettibili di generare un’ingiusta e continua riproposizione di fatti, per i quali l’imputato è stato prosciolto", su questo naturalmente ha perfettamente ragione, se ci sono dei siti che riportano delle notizie vecchie già superate perché nel frattempo è cambiata la situazione, uno che sembrava essere inquisito poi è stato assolto, oppure uno che è stato condannato in primo grado è stato assolto in appello etc., c’è il diritto di rettifica e uno deve modificare quei siti, ci mancherebbe altro, ma questo non riguarda minimamente lo spirito della legge che invece, come vedremo si preoccupa di far togliere le cose vere dai siti, non le cose false o superate.
"Si pensi al caso di chi", e qui fa il caso pietoso di uno che è sottoposto al processo penale, "poi ne è uscito innocente. Il diritto all’oblio è stato riconosciuto dal garante e questo l’abbiamo detto, ma aggiunge la Lussana e qui casca l’asino, bisogna pensare per esempio a quei poveri imprenditori che si fanno pubblicità ingannevole, che vengono sanzionati dall’autorità antitrust e che poi si ritrovano nei siti dell’autorità antitrust, questa sentenza che li sanziona per la loro pubblicità ingannevole, allora il garante per la privacy che in Italia, soprattutto quando c’è qualche potente di mezzo gli dà sempre ragione, cosa ha fatto? Ha disposto, scrive la Lussana che sì il garante dell’antitrust possa continuare a pubblicare nel suo sito le sanzioni alle aziende che si fanno pubblicità ingannevole, ma purché quelle sentenze non siano liberamente consultabili, tecnicamente sottratte alla diretta individuabilità delle decisioni in esse contenute, nei comuni motori di ricerca queste sanzioni andrebbero occultate, perché? Perché altrimenti ci sarebbe un grave danno per l’azienda che si è fatta la pubblicità ingannevole, ma se l’azienda si è fatta pubblicità ingannevole, devo saperlo sempre, anche anni dopo, perché devo diffidare più dei prodotti di quell’azienda che non di altre che invece non sono mai state pizzicate, perché? Perché è una responsabilità pubblica quella che hanno le aziende, quando decidono di rivolgersi al pubblico con la pubblicità, invece la Lussana proprio a questi pensa quando vuole sottrarre la conoscenza delle persone, prolungata nel tempo sulle vicende, non in questo caso delle sanzioni delle autorità, ma invece delle sanzioni e dei procedimenti penali.
A maggior ragione dice: “deve essere osservata su Internet una certa cautela nel continuare a mantenere dopo anni dati e immagini legati a vicende giudiziarie ormai definite, ma capaci di generare ancora dolore o strazio nel diretto interessato, come pure nei suoi familiari” intanto mi preoccuperei del dolore, dello strazio delle vittime dei reati, anziché sempre e soltanto del dolore e dello strazio di quelli che i reati hanno commesso prima di tutto, perché qui non sta parlando di quelli che sono stati indagati e poi sono stati assolti, qui sta pensando ai condannati questa signora, sta pensando ai colpevoli, lo strazio che poi i leghisti vanno in piazza a difendere le vittime, noi stiamo con Abele contro Caino, questa è una legge fatta per difendere Caino contro Abele che non deve sapere chi sono i caini!
Infatti dice che mantenendo certe informazioni vere sulle condanne, sui processi a carico di certe persone, rischia di determinare un continuo pregiudizio alla vita lavorativa e affettiva del soggetto interessato, ma stiamo scherzando? Ma se uno è stato condannato per rapina io anche anni dopo lo devo sapere se quello che viene a chiedermi un lavoro è stato condannato per rapina oppure no, dopodiché prenderò le opportune informazioni, può darsi che mi dicano che questo signore è diventato un santo, quante volte è capitato che uno si converte, che qualcuno si pente, che qualcuno cambia vita, ma intanto lo devo sapere, non è che posso scoprire di avere assunto un rapinatore senza averlo saputo, mi sembra ovvio!
Qui sentite cosa dice questa tizia “si pensi al caso, di chi avendo patteggiato una pena al di sotto di 2 anni di reclusione e essendo decorsi i 5 anni che fanno scattare l’estinzione del reato – sapete che se uno patteggia una pena sotto i 2 anni, dopo 5 anni se non viene beccato altre volte, non se non fa altri reati, perché se fa altri reati e non viene beccato non cambia niente, se fa altri reati e se viene beccato allora l’estinzione del reato in 5 anni gliela tolgono quella per il precedente, se invece uno per 5 anni non viene preso, allora ha il diritto alla riabilitazione, ma questo non c’entra niente con il diritto dei cittadini a sapere cosa aveva patteggiato e perché e questa dice – avrebbe diritto a che non si sapesse più che aveva patteggiato, se aveva patteggiato meno di 2 anni, una modica quantità di patteggiamento per uso personale, come per le droghe, invece continua a essere assoggettato alla gogna mediatica nel tempo per la presenza su Internet di informazioni vere, relative al suo patteggiamento” quindi dice la Signora Lussana “ha il diritto di rifarsi una vita e a uscire definitivamente da Internet” perché mai? Dove è scritto che uno ha diritto a uscire definitivamente da Internet? Se la notizia è di interesse pubblico, la notizia deve continuare a circolare, purché sia vera, ha patteggiato, poi ha patteggiato lui, non è che qualcuno gli ha tirato in testa una tegola, è lui che ha patteggiato la pena, per quale motivo dovrebbe avere il diritto di uscire fuori da Internet, fa parte integrante della sua biografia, un patteggiamento che ha fatto lui con l’autorità giudiziaria, non voleva patteggiare? Non patteggi.
Lo stesso diritto all’oblio naturalmente vale per esempio per un soggetto che ormai dopo aver scontato la pena, risulti riabilitato ai sensi dell’articolo etc., etc. del Codice Penale, prima parlava dell’estinzione del reato, adesso parla dell’istituto della riabilitazione che può arrivare su richiesta dopo un certo numero di anni quando uno ha rigato diritto oppure non è stato più beccato a fare altre cose.
"Ma - sentite qua - ancora più evidente la contraddizione sarebbe nel caso in cui il condannato pur avendo beneficiato della non menzione della condanna del suo certificato del casellario giudiziale", venga invece nominato con la vicenda che lo riguarda su Internet anche anni dopo, ma la non menzione riguarda la fedina penale, ci sono delle condanne per reati non gravi o per pene lievi che non vengono menzionate nel certificato penale, nel casellario giudiziale, benissimo, è un fatto tecnico che riguarda il processo, se poi la notizia che quello è stato condannato è di interesse pubblico, deve uscire sui giornali lo stesso e su Internet lo stesso e ci deve rimanere finché è di interesse pubblico, non si capisce per quale motivo non dovrebbe rimanerci.
Naturalmente la tipa dice che si tratta ovviamente di assicurare un delicato bilanciamento, quando si parla di bilanciamento preoccupatevi, mettetevi le mutande di ghisa e mettete mano alla pistola, perché quando parlano di bilanciamento, stanno introducendo dei criteri discrezionali per cui poi la bilancia dipende da chi la tiene in mano, c’è qualcuno che il bilanciamento lo vede un po’ più da questa parte, un po’ più da quell’altra e quindi entriamo in una discrezionalità per cui ogni volta che qualcuno scrive qualcosa di scomodo, viene denunciato e poi c’è un giudice che decide il bilanciamento e a seconda di com’è fatta la bilancia di quel giudice, tu che magari hai fatto semplicemente il tuo dovere di raccontare un fatto o di criticare una persona, finisci sotto il piatto di una bilancia perché magari era squilibrata nelle mani di quel giudice, quando non è chiaro quello che puoi fare o non puoi fare, a quel punto diventa la giungla e naturalmente qui sono i condannati che si rivalgono sull’informazione, non so se mi spiego!

Notizie in prescrizione

Parla bene la Lussana perché a questo punto parlando di bilanciamento dice: certo, bisogna garantire comunque il bilanciamento con il diritto all’informazione che deve essere assicurato anche a una certa distanza temporale, ma non dice quale, quando si tratti di fatti particolarmente gravi o di informazioni ritenute essenziali perché inerenti a persone che ricoprono o hanno rivestito importanti ruoli pubblici e se hanno ricoperto ruoli pubblici meno importanti? E chi lo decide quali sono quelli molto importanti? E’ tutto vago, tutto fatto apposta per mettere sotto scopa l’informazione in questo caso via Internet. Dopodiché dice: è bene però intervenire fissando alcuni limiti invalicabili, allora qui dopo aver parlato bene, razzola male perché il bilanciamento poi alla fine lascia il tempo che trova in quanto abbiamo i limiti invalicabili, allora comincia a spiegare che bisogna tutelare l’identità di chiunque abbia espiato la pena, al fine di non pregiudicarne il reinserimento sociale, Art. 1, diritto all’oblio e qui rispiega tutto il fatto che dopo un certo numero di anni, anche il condannato, l’arrestato, il patteggiato etc. hanno diritto a non essere più menzionati, poi nel comma 2 dell’Art. 1 si elencano le scadenze dopo le quali non si può più scrivere di una condanna, adesso poi quando arriviamo al testo della legge ve le dico, ma qui si sta parlando di gente che ha avuto un’archiviazione o un non luogo a procedere o un proscioglimento o una prescrizione, tutte notizie che noi non potremo più dare dopo un anno, al massimo dopo due anni, pensate uno che ha avuto una prescrizione con una sentenza che dice che era colpevole, ma l’ha fatta franca, perché il reato è estinto per prescrizione, noi dopo due anni non possiamo più dirlo, ma è una cosa folle ovviamente, secondo noi che facciamo informazione e dal vostro che avete diritto da averla, da parte di chi la fa franca per prescrizione, l’idea che dopo un anno o due, nessuno possa più dire che ha avuto una prescrizione è molto utile, perché? Perché non gli toccherà più neanche convincere la gente che prescrizione e assoluzione sono la stessa cosa, come gli tocca fare oggi (vedi Andreotti, Berlusconi, D’Alema).
Va in prescrizione la notizia sulla prescrizione dopo un anno o due anni, non so se mi spiego, quindi non dovranno piĂą giustificarsi!
Dopodiché dice la Lussana all’Art. 2 si prevede addirittura le sanzioni, multe, per chi non ottempera all’ordine di rimozione dai motori di ricerca o di cancellazione dei dati delle immagini e delle informazioni dai siti web sorgente, infatti negli articoli successivi è normato il risarcimento del danno che Internet arrecherebbe a queste bravissime persone, bontà sua la Lussana dice: bisogna mantenere un qualche luogo dove tenere le notizie per finalità di ricerca storica, ma tutto ciò deve essere sottratto alla libera consultazione perché? Perché altrimenti ci finisce chiunque su questi siti, invece no, bisogna che ci vadano solo i ricercatori storici, quelli che fanno quei libroni così spessi che non compra nessuno, quindi nessuno legge.
Poi ritorna con queste notizie sull’oggettivo e rilevante interesse pubblico, che sono affidate al bilanciamento e nessuno sa mai, ogni volta che scrive, se un giudice poi riterrà che quello che lui sta scrivendo, oltre a essere vero, è anche di rilevante interesse pubblico.

Oblio, ma solo per il Parlamento

Il diritto all’oblio non vale, secondo la Lussana, per i condannati all’ergastolo, per genocidio, per terrorismo internazionale, o per strage, per quelli possiamo ancora raccontarla… perché? Perché in Parlamento ancora gente che abbia commesso genocidi, atti di terrorismo internazionale o strage non ne abbiamo e quindi stanno tranquilli da quel punto… hanno escluso i pochi reati che non sono rappresentati in Parlamento in questo momento e poi sempre in quella storia del bilanciamento dice: è chi ha esercitato cariche pubbliche anche elettive, abbiamo diritto a sapere le condanne che hanno avuto, ma solo in caso di condanna per reati commessi nell’esercizio delle proprie funzioni, allorché sussista un meritevole interesse pubblico alla conoscenza dei fatti, si mettono dei limiti persino quando il funzionario pubblico ha commesso reati nell’esercizio delle sue funzioni, anche lì bisogna vedere se c’è o non c’è l’interesse pubblico, si apre cioè alla discrezionalità e qualcuno potrà essere condannato, addirittura a risarcire magari un dirigente pubblico che prendeva le mazzette o che abusava del suo potere per mettersi in tasca i soldi o cose di questo genere, perché? Perché bisogna sempre vedere quel famoso bilanciamento, non basta che la notizia sia vera, bisogna anche inserire altri rischi per chi fa informazione, in modo che siano tutti più prudenti e più intimoriti.
La cosa strepitosa è che se invece una figura pubblica commette un reato fuori dall’esercizio delle sue funzioni, non se ne può più parlare e indovinate un po’ Berlusconi per cosa viene processato? Berlusconi non viene processato, da anni ormai, quasi mai per reati commessi nell’esercizio delle sue funzioni, anzi per quelli, tipo i voli di Stato, tipo il caso della Saintjust con l’accusa di avere mobbizzato l’ex marito dell’annunciatrice con cui lui aveva una relazione, tipo il caso Saccà dove lui era accusato di avere fatto mercimonio di posti e di ruoli a RAI fiction per sistemare le sue ragazze con l’allora direttore di RAI fiction, l’inchiesta sulla compravendita dei senatori, con l’accusa di avere tentato di corromperne alcuni perché passassero dal centro-sinistra al centro-destra, tutte queste indagini che configuravano un abuso dei suoi poteri nell’esercizio delle sue funzioni, sono state già archiviate e quindi i processi che rimangono, il processo Mills, il processo sui diritti Mediaset, sono tutti processi che riguardano Berlusconi come privato cittadino, come privato imprenditore, non come pubblico funzionario o incaricato di pubblico servizio.
Sono i reati che sono coperti dal lodo Alfano, quelli estranei all’esercizio delle funzioni pubbliche, perché? Perché per l’esercizio delle funzioni di Premier il lodo Alfano non copre le 5 alte cariche dello Stato. Proprio per i reati che non sono commessi nell’esercizio delle funzioni pubbliche, c’è il diritto all’oblio e quindi i motori di ricerca, stando a quello che ci spiega la Lussana non potranno e neanche i siti, neanche i blog, più parlare dei processi e delle eventuali conclusioni delle indagini a carico di Berlusconi, dopo 3 anni dalla sentenza irrevocabile per la condanna per una contravvenzione, per un reato minore, dopo 5 anni dalla sentenza irrevocabile di condanna per un delitto, se la pena inflitta è inferiore ai 5 anni di reclusione, quindi il 95% delle pene in Italia è inferiore a 5 anni.
Quindi praticamente dopo 5 anni dall’irrogazione di una pena inferiore ai 5 anni noi non potremo più leggere nulla non solo sui giornali, ma neanche su Internet e poi si va avanti con delle altre scadenze assolutamente più lunghe ma che riguardano reati di una gravità tale che non sono quelli comunemente commessi dalle classi dirigenti, non perché non siano gravi, ma perché di solito le pene con cui sono puniti sono molto basse.
Questo è quello che vi volevo dire, stiamo attenti perché dopo avere ingurgitato il bavaglio per le indagini in corso, ci toccherà ingoiare anche il bavaglio per quelle già fatte e così il paese passerà dall’anestesia locale all’anestesia totale eterna. Contro i bavagli ci troviamo l’8 luglio, mercoledì alle 21 all’Alpheus a Roma Ostiense, a questo punto vi devo dare la buona notizia, la buona notizia è che il nostro giornale “Il fatto quotidiano” che partirà a metà settembre, avrà da domani il suo sito che non è soltanto utilizzabile per abbonarsi, cosa che vi invito a fare anche perché dalla fine di questa settimana avremo anche la possibilità di abbonarci con la carta di credito tramite Internet quindi anzi neanche muoversi di casa, lo dico soprattutto a quei 40 mila che si sono prenotati per l’abbonamento, non basta prenotarsi perché adesso bisogna anche fare l’abbonamento con il versamento, non siamo certo noi che possiamo abbonarvi contro la vostra volontà, quindi dalla prenotazione bisogna passare all’abbonamento e se lo fate entro il 31 luglio c’è questo forte sconto di quasi il 50% sul prezzo del giornale.
Sul nostro sito antefatto.it da domani ci saranno anche le prime notizie e i primi commenti del Direttore Padellaro miei, ho lasciato anzi oggi “L’Unità” e quindi proseguirò proprio sul sito antefatto con la mia rubrica quotidiana che prima usciva su “L’Unità” con il titolo di Zorro e che adesso si chiamerà in un altro modo, vedrete domani come si chiamerà e avremo commenti e notizie che ci accompagneranno tutta l’estate e che daranno così un antipasto rispetto a quello che poi sarà il sito ufficiale on line che partirà anche esso a fine settembre e il giornale di carta che si chiamerà anch'esso “Il fatto quotidiano” è un’estate calda, non soltanto dal punto di vista meteorologico, ma soprattutto dal punto di vista politico e quindi pensiamo che sia giusto essere presenti subito con uno strumento quotidiano di dialogo, comunicazione e informazione nei confronti dei lettori, antefatto.it da domani e intanto abbonatevi, grazie e passate parola!"

sabato, 27 giugno 2009

“Fatti e misfatti in una città senza memoria”


http://files.splinder.com/4797b7dd8412234bde63c46f6b760017.jpegNella ricorrenza
del 17° anniversario dell'omicidio
del Sindaco Gianni Carnicella,
il LIBERATORIO POLITICO
incontrerà la cittadinanza
il giorno 6 Luglio alle ore 18.00
presso la Sala "B. Finocchiaro"








* * *
“L'OMICIDIO DEL SINDACO CARNICELLA segna un livello, finora mai raggiunto, di degrado della convivenza civile nella nostra città. Di fronte a questo episodio il nostro primo atteggiamento è di sdegno e di dolore per la vita spezzata oltre che di piena solidarietà con chi più duramente da esso è stato colpito.

A ciò si unisce, forte, un lacerante bisogno di verità. Verità sull'accaduto ma soprattutto sul clima nel quale è maturato e sui meccanismi che lo hanno generato.
E' ormai innegabile che a Molfetta siano sempre più evidenti i segnali di una illegalità diffusa, dalla occupazione indebita di strade e piazze al racket delle estorsioni, dalle assunzioni clientelari al mercato drogato delle abitazioni di nuova costruzione.

E' altrettanto innegabile che all'interno di vaste fasce di emarginazione e disgregazione sociale la delinquenza e la prevaricazione violenta diventano facile strumento per l'acquisizione di potere e ricchezza.

In questo clima, l'assassinio del Sindaco non è solo il gesto isolato di un folle; è il risvolto sanguinoso di una carriera affaristica cresciuta all'ombra di un sistema politico che usava e si lasciava usare; la collaborazione attiva alle campagne elettorali di noti esponenti politici locali e il monopolio detenuto da ben sette anni sugli appalti per l'organizzazione delle principali manifestazioni pubbliche sono dati di fatto che non si possono dimenticare.

Gianni Carnicella, che pure di quel sistema era parte integrante, ha forse pagato con la vita il tentativo coraggioso di invertire la tendenza. Oggi questo delitto rischia di bloccare il processo che era stato appena avviato. La paura potrebbe prendere il sopravvento.

Non dovrà essere così. Significherebbe consegnare la città e la vita di ognuno di noi al dominio dell'illegalità.
NON E' PIU' TEMPO DI INDIFFERENZA E DI DISIMPEGNO NE' DI RASSEGNAZIONE. MOLFETTA DEVE REAGIRE.”


* * *

Questo era il manifesto, dell’agosto 1992, con cui la società civile molfettese reagì a quel tragico evento.

Oggi come allora sentiamo il bisogno di reagire all’indifferenza e al disimpegno di una città in cui la classe politica dominante ha voluto cancellare la memoria del sacrificio del sindaco Carnicella.
postato da: ReNero75 alle ore 20:59 | link | commenti
categorie: appuntamenti, omicidio carnicella
venerdì, 26 giugno 2009

Metastasi

http://www.liberatorio.it/img/24062009_Ambulante_monumento_al_marinaio_4.jpg  http://www.liberatorio.it/img/24062009_Ambulante_monumento_al_marinaio_3.jpg
http://www.liberatorio.it/img/26062009_Ambulante_monumento_al_marinaio_1.jpg  http://www.liberatorio.it/img/26062009_Ambulante_monumento_al_marinaio_2.jpg

Sembra un processo inarrestabile. Giorno dopo giorno sorgono come funghi nuovi spacci di frutta e verdura. Nessuna zona di Molfetta sembra essere risparmiata. L’ultima “creatura” in ordine di tempo si è materializza sulla banchina San Domenico ad opera del solito noto venditore “ambulante a posto fisso”. Nottetempo utilizza delle transenne (di proprietà comunale?) per prenotare il “suo” posteggio e nelle prime ore del mattino occupa un posto sottratto agli automobilisti che vagano invano sulla banchina alla ricerca di un parcheggio.

In una delle ultime interviste il sindaco senatore presidente Azzollini, interrogato sulle bancarelle di frutta e verdura che occupano marciapiedi e strade, ha dichiarato:
“Non posso non autorizzarle, quando qualcuno mi chiede di lavorare e poi in città non ci sono più piazze mercatali; io vado incontro ad una richiesta dei cittadini”.

Non commentiamo ma vi riproponiamo un articolo del Liberatorio scritto ben due anni fa. Cosa è cambiato?


VENERDÌ, 08 GIUGNO 2007
Il Sindaco estende la “zona franca”

Le ultime dichiarazioni pubbliche del Sindaco Senatore Azzollini non potevano che confermare il concetto, ampiamente condiviso da Berlusconi e dai tanti inquilini della Casa delle Libertà, che lui ha della legalità e del rispetto delle regole.

Se è vero che, come si usa dire a Molfetta, “il pesce puzza dalla testa”, cosa dobbiamo aspettarci?

Ascoltando per anni il suo nuovo (perché fino alla fine degli anni ’80 ne aveva altri) maestro politico Silvio che, quasi esplicitamente, invitava gli italiani ad evadere le tasse, il buon Sindaco Azzollini ha lanciato il suo appello alle forze dell’ordine locali affinché abbandonino la spettacolarizzazione delle azioni repressive nei confronti di “poveri cittadini, per lo più senza reddito, che si inventano un modo per vivere”.
Inoltre sulle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno si legge che ha anche invitato le stesse forze dell’ordine ad occuparsi prioritariamente di “reati contro la persona” e non di comportamenti meno gravi come quelli commessi da cittadini, che pescano e vendono abusivamente ricci di mare.

Non è noto se questa sorta di “decreto sindacale” o “bolla” riguardi anche i datteri di mare, la frutta e verdura, ed altre tabelle merceologiche, certo è che anche stamattina nel mercato minuto pesce si vendevano ricci di mare, e dietro il banco i soliti noti.
Come dire, cari cittadini, da domani se avete un reddito basso, o non ne avete affatto, andate al mare, pescate da 200 a 500 ricci, sistematevi in un punto qualsiasi della città, possibilmente nei pressi di cassonetti di rifiuti o caditoie di acque piovana o fogna, ed il gioco è fatto (non si capisce perché poi questo tipo di reato non rientra tra quelli in danno alle persone).
Per un giorno avrete sbarcato il lunario esentasse.

Se poi si tratta di vendere merce vietata al mercato cittadino, la sfida è ancor più eccitante. E poi che rischio c’è, i vigili urbani hanno l’ordine del sindaco di non intervenire.

Un avvertimento per i più temerari; quando vi sistemate in città a vendere i ricci o altro, preoccupatevi di appendere al collo un cartello che deve riportare a grandi lettere, una delle categorie protette di nuova generazione, riconosciute però, solo nel territorio Molfettese e dal Dirigente dei Servizi Sociali e del Commercio di questo comune.
Potrete scegliere e scrivere una tra queste categorie protette: amico del sindaco, amico di consigliere comunale, indultato, indigente a basso reddito, disoccupato, ex spacciatore o amico dell’assessore. State attenti, è importante farsi riconoscere, altrimenti vi sequestrano tutto e vi multano.

Questo è lo scenario che ci aspetta in futuro, nella città di Molfetta zona franca. Il Sindaco Azzollini si sta battendo da anni per la “zona franca doganale”, proprio per poter giustificare questo tipo di altre “zone franche”.

Non dobbiamo scandalizzarci  se prossimamente si istituzionalizzasse, il libero scambio di droghe e affini, tanto le categorie protette interessate sarebbero le stesse, e non ci sarebbe bisogno neanche di investire in corsi di formazione professionale e/o di reinserimento sociale. Molfetta è già rodata per questo tipo di attività "imprenditoriale”.

C’è poco da scherzare, la situazione è grave e preoccupante.
Del resto l’avvento dell’era Azzollini ci ha regalato già altre zone franche. L’occupazione abusiva di strade e marciapiedi da parte di commercianti di ortofrutta era ed è una emergenza che ha goduto di una certa protezione da parte del Sindaco & C., nonostante una sensazionale ordinanza restrittiva sotto l’albero di Natale.

Un primo cittadino non può far passare questi messaggi che suonano come una sorta di "istigazione a delinquere”, del resto anche un suo Dirigente la scorsa estate ha fatto la stessa cosa.

Speriamo che il Prefetto e i responsabili delle Forze dell’Ordine sappiano dare una giusta risposta a questa provocazione del sindaco Azzollini e di quelle istituzioni che egli rappresenta.
Un appello finale è rivolto alla Procura di Trani; un giusto rapporto con i cittadini s’instaura solo se non viene meno la fiducia nelle istituzioni e nella giustizia.

Crediamo che da molto tempo Molfetta attenda giustizia; l’emergenza degli anni ’90 non si è mai conclusa.

Ci sono tantissimi procedimenti penali aperti che riguardano la nostra città. Ma ce ne sono alcuni di cui non abbiamo più notizie. Ci riferiamo, ad esempio, alla vicenda delle palazzine costruite sul prolungamento di via A. Fontana.

Che insegnamento avranno le future generazioni sapendo che il Sindaco durante il suo mandato di Senatore, ha “distratto” dalle casse dello Stato ingenti somme per favorire operazioni politiche che potrebbero configurarsi come una vera e propria “truffa”?

Si è vantato di aver fatto giungere verso le casse comunali finanziamenti per opere pubbliche, che saranno utilizzate per la costruzione di case private. Non è una buona lezione di educazione alla legalità se pensassimo che il nostro Sindaco Senatore potrebbe “farla franca” (per rimanere in tema).

Attendiamo, anche, di sapere se lo scandalo sul voto di scambio ha dei colpevoli o bisogna rassegnarsi all’idea che la politica in questa città si fa solo regalando buoni benzina, reggiseni oppure creando “zone franche” per abusivismo di ogni genere, così come la stampa ha ampiamente riportato?